In che modo la neuropsicologia può aiutare chi ha subito un ictus?

La malattia cerebrovascolare di più frequente riscontro è l’incidente cerebrovascolare, più comunemente conosciuto come ictus: si tratta di un disturbo neurologico focale a sviluppo improvviso, causato dall’interruzione del flusso di sangue (e delle sostanze nutrienti) al cervello creando un’area di tessuto danneggiato o morto.

Quali sono le conseguenze?

Le conseguenze di un ictus dipendono da vari fattori, tra i quali la gravità, l’estensione della lesione e l’area cerebrale coinvolta.

I più evidenti sono i deficit motori e sensoriali, ma molto spesso l’ictus può comportare deficit anche sul piano cognitivo: a seconda dell’area danneggiata si possono riscontrare  disturbi di linguaggio, deficit di memoria, dell’attenzione, del ragionamento, della programmazione motoria, dell’abilità di pianificare ed eseguire compiti nuovi o complessi, di riconoscimento degli oggetti o dei volti.

Un ictus può avere conseguenze anche sul  piano emotivo-comportamentale (disinibizione, irritabilità o al contrario, apatia, e forte demotivazione).

In che modo la neuropsicologia può essere di aiuto?

In questi casi una valutazione neuropsicologica aiuta ad individuare quali sono le abilità cognitive maggiormente intaccate dall’ictus ed in che modo potrebbero incidere sulla vita quotidiana del paziente. L’obiettivo è quello di ripristinare quanto possibile le funzioni danneggiate e/o di trovare delle strategie compensative, cercando di aiutare il paziente a mantenere il più elevato livello di autonomia e di benessere generale.

Dott.ss Martina Cavada, Psicologa

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